
giovedì 26 febbraio 2009
Genova, periferie e centri storici

ABSTRACT - A partire dall’inizio degli anni Novanta Genova è stata sede di importanti manifestazioni di richiamo internazionale: i mondiali di calcio nel 1990, le celebrazioni colombiane nel 1992, il vertice G8 nel 2001 fino ad arrivare ad essere designata “Capitale europea della cultura” nel 2004. La capacità di mettere in sinergia i finanziamenti straordinari legati a questi eventi all’interno di una strategia complessiva di riqualificazione della propria immagine urbana, ha contribuito a cambiare il volto della città. Un processo di progressiva trasformazione dei principali spazi pubblici e dei più importanti contenitori culturali della città che ha generato una sorta di effetto volano anche nei confronti delle iniziative imprenditoriali private. Oramai si può parlare di “modello Genova” per definire l’insieme delle strategie (urbanistiche, finanziarie, economiche, sociali) che hanno portato, nell’arco di un ventennio, la città dal baratro di una profonda crisi industriale ai riflettori di un ristretto circuito di città europee. Oggi alcuni spazi urbani, ad incominciare dal porto antico di Renzo Piano, fanno di Genova una delle città italiane più proiettate verso quella dimensione internazionale che fino a pochi anni fa andavamo cercando nelle piazze di Barcellona, o di Berlino, più ancora che nelle strade di Londra o Parigi. In un momento come questo in cui molti studiosi sono impegnati ad analizzare il successo di questo fenomeno, questo libro vuole volgere lo sguardo “dietro le quinte” di Genova capitale europea della cultura, lontano dai riflettori dell’Expo, dell’Acquario o dai tesori di Palazzo Ducale, andando a “curiosare” tra gli angoli meno conosciuti della sua periferia. Ne esce un quadro ricco di spunti interessanti, di riflessioni per certi versi inaspettate; una periferia che assume significati sensibilmente diversi da quelli di altre grandi città italiane. (continua)
RIF. BIBLIO. – Paolo Fusero, Genova: periferie e centri storici, Sala Editori, Pescara 2005 - ISBN: 88-85359-77-9
lunedì 26 gennaio 2009
Rapporto pubblico-privato nel PRG
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Abstract - Questo testo è il capitolo introduttivo del libro "Il rapporto pubblico privato nel Prg", Palombi 2004, che esprime una critica radicale all’approcciosolo pubblicistico del Prg. Tale critica é costruita sulla convinzione che si sia definitivamente spezzata la fondamentale asimmetria di rapporto che si voleva legasse, nella lunga stagione del riformismo, l’operatore pubblico a quello privato, sancendo di fatto la dominanza del primo sul secondo. Le complesse trasformazioni che a partire dalla fine degli anni settanta sono intercorse nei modi di rapportarsi alla città, hanno indotto un sostanziale ripensamento delle metodologie di pianificazione: alla centralità assunta dal tema della scarsità di risorse e della loro possibile mobilitazione, fa riscontro l’ineludibilità di logiche di compartecipazione tra pubblico e privato. Appare molto difficile pensare oggi ad ipotesi di Piano estranee ad esse, anche se tutto ciò non sembra ancora aver prodotto regole precise atte a disciplinare i rapporti tra i numerosi attori del processo. Ad una possibile definizione di tali regole si é orientato questo lavoro di ricerca. Ciò che emerge dalle riflessioni sviluppate é la possibilità di pensare diversamente al processo di produzione del Piano, ai suoi temi rilevanti, e alle sue tecniche di formazione; una linea di riflessione che si confronta, in modo specifico ed attento, con un dibattito oramai molto ricco. (continua)
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